giovedì 5 novembre 2009

SERBIA: DALL’ECONOMIA PIANIFICATA ALLA RIFORMA DEL SETTORE AGRICOLO

Dopo cinquant’anni di economia pianificata, dieci di isolamento e di costante instabilità, la Serbia si trova a dover compiere riforme importanti nel settore agricolo in vista dell’ingresso nell’Unione Europea. Un settore che contribuisce al 11% del Pil, impiega il 23% della popolazione lavorativa e contribuisce all’export per circa il 20%.

I cambiamenti necessari che riguardano il settore agricolo comprendono tre elementi fondamentali:

1. La transizione verso l’economia di mercato. Questo passaggio avrà forte impatto sul ruolo dello Stato nell’agricoltura e sul rapporto tra i produttori agricoli e lo Stato. Il produttore agricolo avrà più libertà, le regole saranno molto più chiare e oggettive, ma non potrà più aspettarsi che lo stato gli dica cosa produrre o che gli compri tutto ciò che produce. Il produttore agricolo diventa imprenditore e le sue perdite e i suoi guadagni dipenderanno solo dalle sue decisioni.

2. Integrazione e ingresso nell’Unione europea. Sicuramente la sfida principale è il rispetto dei criteri di Copenaghen del 1993 e, per quanto riguarda l’agricoltura in particolare, dei tre criteri economici e quindi creare un’economia di mercato capace di integrarsi con il mercato dell’Unione europea, riuscire a sostenere la concorrenza e il libero commercio, recepire l’acquis comunitario. Un altro obiettivo importante è migliorare la qualità e gli standard dei prodotti.

3. Ricostruzione e modernizzazione radicale dell’intero settore agricolo, per garantire maggiore produttività e nello stesso tempo diminuire il numero di coltivatori. Maggiore produttività vuol dire aumento della quantità di prodotti e conseguente abbassamento dei prezzi, significa che il produttore dovrà, da solo, aumentare possedimenti per garantirsi un reddito più alto. Ad oggi la grandezza media di terra coltivata è tra 3 e 5 ettari ed il suo ricavato garantisce i bisogni alimentari della famiglia, mentre una piccola parte di esso è destinato alla vendita e inoltre molti servizi sono garantiti dallo Stato. Questo tipo di coltivazione non sarà più possibile e non si potrà più contare sulle sovvenzioni dello Stato.

Le esperienze dei nuovi Paesi membri dimostrano tre grandi vantaggi dall’ingresso nell’Unione Europea:
- Libero accesso al più grande mercato agricolo;
- Aumento della qualità e degli standard che garantiranno la sicurezza ai consumatori sia interni che esteri:
- Un importante sistema di finanziamenti che la Serbia potrà ottenere attraverso la politica agricola comune e dello sviluppo rurale.

Per ottenere i massimi vantaggi, però, dal processo di integrazione con l’Unione Europea, la Serbia deve garantire la base legale che permetterà la buona preparazione dell’amministrazione e dell’industria agro-alimentare. Naturalmente, l’impatto dei cambiamenti nel settore agricolo dipende anche dalla crescita degli altri settori che è fondamentale per garantire i nuovi posti di lavoro.

tag: Serbia Unione Europea Settore agricolo

Jovana Curcic

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